ottobre 2021

Stato d’eccezione: chi mette in pericolo la democrazia? di Ettore Perrella

1. Per trovare un equivalente della manifestazione non autorizzata che ieri pomeriggio, a Roma, ha attaccato la sede della CGIL e tentato di arrivare a Palazzo Chigi, bisogna risalire la storia italiana di un secolo, per arrivare ai moti fascisti, che portarono alla marcia su Roma e al ventennio della dittatura. Niente nella storia più recente è paragonabile a questa preoccupante manifestazione, nemmeno negli anni bui del terrorismo, che invece colpiva alla cieca, per esempio a Piazza Fontana o alla stazione di Bologna. I terroristi erano, di fatto, pochi criminali, anche se il progetto cui si adeguavano era un progetto politico abusivo (per esempio la falsa massoneria di Licio Gelli). Il fatto che, scandendo la parola “libertà” come uno slogan, ieri si sia attaccato un sindacato, vale a dire il principio della libertà del lavoro, che per la Costituzione italiana coincide con la sovranità popolare, è profondamente inquietante. La pandemia ha messo in tensione e fatto emergere dei problemi – politici, costituzionali, economici – che erano già tutti presenti anche prima. Il virus, come oggi il green pass, sono stati solo l’enorme cassa di risonanza che li ha fatti emergere.

2. Il paradosso della situazione attuale è fondato sul fatto che la democrazia, che parte dal principio della libertà d’opinione di ciascun singolo, è un sistema di governo proprio perché questa libertà non è assoluta, ma limitata dalla legge. La legge, che mette in forma politica la libertà civile, è in primo luogo la Costituzione. La Costituzione è la forma scritta che si dà un paese per guidare la legiferazione e l’amministrazione della giustizia in termini di legittimità. Il diritto costituzionale tenta di tradurre come legalità (rispetto della costituzione) il piano sdrucciolevole della legittimità (che non è di competenza del diritto costituzionale, ma della filosofia del diritto). Legittimo è l’esercizio della sovranità, come si effettua nella legiferazione e nella forza giudiziaria e militare. Soltanto un regime politico che abbia la forza di difendere e imporre la propria volontà con una polizia ed un esercito può si fatto essere efficace e quindi realmente sovrano. Il sovranismo attuale – lo stesso che ieri ha attaccato il governo, il parlamento e il sindacato – si basa sull’illusione che la sovranità spetti e debba tornare allo Stato nazionale. Non è un caso che in questi giorni la Corte costituzionale polacca abbia statuito che le leggi nazionali debbano avere la prevalenza sulle leggi europee. Ma l’Unione europea è sorta proprio sulla cessione da parte degli Stati che la compongono d’una parte – purtroppo ancora minuscola – della propria sovranità. È chiaro quindi che, se la Polonia non rinuncerà a questa affermazione di principio, l’Unione europea dovrebbe espellerla – cosa che, fra l’altro, non può fare – o rassegnarsi a svanire. Storicamente, il principio della sovranità nazionale ha finito d’essere efficace alla fine della seconda guerra mondiale. Oggi la sovranità può essere gestita soltanto da chi può difenderla: gli USA, la Cina, la Russia, la NATO e l’Ue, purché quest’ultima gestisca la propria sovranità in modo unitario, come finora non ha fatto. Il principio del sovranismo è illusorio e nostalgico d’un ordine che ha finito di valere settant’anni fa. Ricordo queste evidenze perché, quando in uno Stato la maggioranza degli aventi diritto di voto non lo esercita, diventa subito evidente che la democrazia è un artificio, perché il potere non è gestito dal popolo, ma da altri centri di potere, più o meno manifesto. Ne consegue che il Governo italiano è sollecitato da questa manifestazione a svolgere il proprio compito politico con più chiarezza ed evidenza. Se si lasciasse correre – o, peggio, se il Ministro degli Interni si dimettesse, come qualcuno che pure fa parte del Governo ha richiesto – si dichiarerebbe implicitamente incapace di governare l’Italia. Fortunatamente il Presidente del Consiglio non è un politico, e credo che sia perfettamente capace d’affrontare la situazione.

3. È scandaloso che quasi nessuno abbia affrontato le misure di lockdown imposte dai governi nella pandemia in termini di diritto costituzionale. Quando qualcuno ci ha provato, per esempio Massimo Cacciari in una recente trasmissione televisiva, i suoi interlocutori semplicemente non lo capivano e tentavano di ritradurre tutto ciò che diceva in termini di filosofia del diritto nei termini della politica securitaria. Questa cecità giuridica è preoccupante, visto che riguarda la stragrande maggioranza della classe dirigente italiana. Ma come sorprendersene, in un momento in cui la magistratura stessa è accusata di non aver rispettato la legge e d’avere cercato di creare, con la connivenza di alcuni politici, dei centri di potere occulto? Per questo è paradossale che una manifestazione di piazza evidentemente fascista abbia usato come slogan la parola “libertà”. La libertà si rispetta solo se viene sovranamente limitata. Non si rispetta affatto se si attacca Montecitorio, o si svuota la funzione del Parlamento, come fece Mussolini. Nella Costituzione della Repubblica di Weimar questo principio libertario era garantito da un articolo specifico, relativo allo stato d’eccezione, che consentiva al Presidente del Reich di sospendere le libertà costituzionali dei cittadini tedeschi in situazioni pericolose, non previste dalla Costituzione, per proteggere il principio della libertà costituzionale. Di questo articolo si servì Hitler per abolire per sempre costituzionalmente il rispetto dei princìpi costituzionali. Questo dimostra che, quando si pretende che una costituzione garantisca la libertà, si apre la porta ad una dittatura. Nella Costituzione italiana non è contemplato nessun caso in cui i diritti fondamentali dei cittadini italiani possano essere sospesi, a meno che non si tratti della difesa della salute pubblica. Proprio su questo si sono fondate le restrizioni imposte nel 2020 dal Governo italiano e quelle attuali relative al green pass. Queste restrizioni sono di fatto un equivalente dello stato d’eccezione riconosciuto dalla Costituzione di Weimar. E quel che è preoccupante è che esse continuino a venire prese basandosi sulla fiducia maggioritaria della popolazione, ma senza che venga mai formulato il principio di legittimità di queste restrizioni. Insomma ci si nasconde dietro l’urgenza del contagio per non prendere una posizione politica. Sta di fatto che ovunque – e non solo in Italia, ma anche negli USA, in Russia ecc. – c’è una parte della popolazione che non si è vaccinata, dimostrando così di non credere al valore sanitario del vaccino stesso (in realtà la gamma dell’incredulità è molto più vasta: si passa dall’estensione massima dell’esistenza del Covid-19, all’estensione minima della legittimità del green pass). Ovunque esiste una consistente minoranza di popolazione che denuncia il potere politico come fittizio e non realmente sovrano. L’equivalente più immediato della manifestazione a Roma di ieri è stato l’attacco al Campidoglio di Washington nello scorso gennaio. Ed è del tutto evidente che, quando sono le masse, anche se minoritarie, ad attaccare la democrazia, quello che si cerca di costruire è sempre una dittatura.

4. Il pericolo è enorme, perché non si può pretendere da milioni di persone che abbiano una competenza giuridica che hanno sempre avuto solo pochissimi, e perché c’è il rischio concreto che le perplessità giuridiche di pochissimi, che appartengono tutti all’estrema sinistra, oggi finiscano col confondersi con lo scontento cieco della marmaglia fascista. Non è un caso che le dichiarazioni immediate dei Segretari dei due partiti italiani di destra abbiano condannato, della manifestazione di ieri, solo l’espetto violento, mentre hanno di fatto sottoscritto – e quindi rinfocolato – le sue ingiustificabili motivazioni ideologiche. Il paradosso è che uno di questi due Segretari proprio ieri, se ricordo bene, ha ottenuto d’essere ricevuto dal Presidente del Consiglio Draghi una volta la settimana… Naturalmente non è un caso che i Governi italiani da tempo siano presieduti da non politici. La politica italiana – e, ripeto, anche quella di altri paesi – si è dimostrata totalmente incapace di comprendere il problema di legittimità che è stato posto dalla pandemia, tentando di ridurlo alla legalità della regole. Che il problema sia questo è del resto dimostrato dal fatto che quasi tutte le regole previste dai Governi erano e continuano ad essere di fatto inapplicabili. Fra cinque giorni, per poter lavorare bisognerà avere un green pass, per ottenere il quale si deve aver fatto il vaccino o un tampone. Credere che si possa verificare il rispetto di queste regole in migliaia o milioni di piccole imprese significa credere che milioni d’italiani si trasformino da un momento all’altro in poliziotti.

5. Da una pandemia non si esce senza un progetto politico lungimirante e innovativo. Il fatto che l’Ue stia contribuendo alla ricostituzione dell’economia italiana (e non solo) è sicuramente positivo. Ma in questo stesso momento più di dieci Paesi aderenti all’Unione chiedono all’Europa di costruire dei muri di difesa dagli immigrati. L’Europa non ha un progetto politico evidente e dichiarato. L’Europa ha bisogno d’avere un progetto politico dichiarato e popolare comune. Se un patriottismo europeo non nascerà dalle ceneri della pandemia, l’Europa è destinata a compiere la sua definitiva rinuncia all’esercizio della sovranità popolare di tutti gli europei.

La scienza, la psicanalisi e la verità

La Comunità Internazionale di Psicoanalisi (Sezione triveneta) e l’Accademia per la Formazione di Padova organizzano a Padova un seminario sul tema “La scienza, la psicanalisi e la verità”. Gli incontri si terranno dal 24 novembre 2017 all’8 giugno 2018 alla Sala Conferenze del Giardino Cavalleggeri in Corso Milano 123 (Padova). L’ingresso è gratuito.

Dialogo

Per uscire dalle aporie delle proprie conseguenze, la scienza deve vedere riconosciuto l’atto come uno dei propri principi fondamentali (accanto all’ente e alla parola). Scienza è, infatti, mettere in relazione le cose (la “natura”) con delle leggi matematiche (vale a dire con dei simboli e dei concetti). Ma mettere in relazione è un atto. Sicché, la scienza si fonda su tre principi (ente, parola, atto) e sui corrispettivi campi filosofici (ontologia, logica, etica). Tenere conto di quest’ambito triadico serve a mostrare che l’epistemologia non è un sapere neutro e descrittivo, ma è un prendere partito: al tempo stesso dal punto di vista etico, politico, morale e giuridico.

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